SAN GIUSTO, PATRONO DI MISILMERI
   

Misilmeri, 17 maggio 1671. Da qui inizia il
culto di S. Giusto,che venne dichiarato
Patrono della cittadina.

 


La vita di san Giusto Martire

Giusto nasce in una famiglia molto agiata della città di Cagliari. Già in età molto giovane Giusto comincia a manifestare i segni di quello che sarà il suo Santo futuro. Contrariamente ai suoi coetanei giusto ama la solitudine, il silenzio ed il raccoglimento. Agli spettacoli e feste mondane, tipiche delle situazione di agiatezza in cui versava la sua famiglia, egli preferiva gli esercizi di pietà e le opere caritatevoli verso i poveri. Egli ha un carattere affabile e mansueto soprattutto verso i più deboli e poveri. Pur essendo costretto dal suo status familiare a vivere nel lusso egli porta solo una veste di porpora e calza i sandali. Questi suoi comportamenti dovettero colpire ben presto quanti lo circondavano e accattivarsi le simpatie della cristianità locale. Sempre assiduo, insieme ai genitori, al raduno presso le catacombe del Martire cagliaritano Saturnino, fuori le mura della città. All’età di circa diciotto anni si appresto a ricevere “il pane degli angeli”. Comincia un periodo di digiuno e mortificazione che lo portano a raggiungere un grado di preparazione spirituale che lo aiuterà a superare le prove che lo attenderanno in futuro.
Nell’anno 81 d.C. era successo alla guida dell’Impero Romano, alla morte di Tito, suo fratello Domiziano figlio dell’imperatore Vespasiano. Che in poco tempo cominciò a manifestare tutta la sua indole assolutista ordendo continue congiure vero i cittadini, aumentando le vessazioni e le condanne capitali. E dandosi anche a continui banchetti e feste in suo onore. Tutto questo aveva completamente svuotato le casse dello stato. Per rimediare Domiziano istituì una tassa, la cosiddetta Tassa Giudaica

e


Il rifiuto da parte dei cristiani e le calunnie di gente interessata sembra siano state la causa primaria della violenta persecuzione nei loro confronti. Molti furono i martiri di questa tremenda persecuzione tra cui c’è il sospetto che vi sia anche il padre di Giusto, il filosofo Giustino.
Finalmente una congiura di palazzo pone fine alla vita di Domiziano a cui succede Traiano che governò l’Impero a partire dal 98 d.C. che tenne un atteggiamento equivoco nei confronti dei Cristi. Non si liberò dei sospetti dei suoi predecessori contro di essi. Però cercò nelle sue repressioni di tenersi entro i limiti della equità e del decoro. Egli non mise alcuna legge contro di loro ma lascio a Presidi e Giudici libera facoltà di denunciarli e infliggere loro pene severissime per crimini contro lo stato.
Nell'anno 81 d. C. era successo nell'Impero Romano, alla morte rito, suo fratello Domiziano figlio dell'Imperatore Vespasiano. Di carattere molto tetro e d'indole irascibile a principio sforzandosi di volere imitare la fermezza di suo padre e la dolcezza di fratello si dimostrò molto liberale e moderato verso i Cristiani. Ben presto però cominciò a manifestare tutto il suo spirito assolutista, rendendosi inviso al Senato Romano, ordendo continue congiure contro pacifici cittadini, aumentando le proscrizioni, le azioni e le condanne capitali. dandosi anche a continui e fastosi spettacoli di divertimento.
Dato l'arbitrio lasciato ai Presidi, in Cagliari ed in Sardegna, aggiungono tutti gli storici Sardi, anche sotto Traiano molti furono i Martiri e tra essi vi fu anche Giusto. Si pensa che in questo periodo, abbia fatto tanti progressi nello studio del Catechismo, da essere prescelto dal Diacono Eusebio a fare anche il Catechista ai piccoli catecumeni della Chiesa.


Giusto con quella facilità di parola e brillante intelligenza di cui era dotato, aveva bene a mente tutte le verità principali della Fede Cristiana che la madre e il padre gli avevano insegnato.
Ora divenuto Catechista mette a profitto tutta la sua erudizione, anche se gli costa qualche sacrificio.Alla teoria Giusto sapeva accoppiare anche la pratica della vita cristiana, quando se ne presentasse l'occasione in difesa di Dio e della Chiesa.
Racconta il cronista spagnolo Hocusque “che un giorno il giovinetto Giusto s'introdusse nella sala che serviva da riunione dei dotti, frequentata anche dal filosofo Giustino suo padre, ed a sentire quei sapienti che discutevano con poco rispetto della Religione Cristiana, del grave oltraggio che i Cristiani arrecavano ai Sommi Dei di Roma, della troppa indulgenza e libertà che l'ImperatoreTraiano loro accordava, fino al punto che ancora lasciava impunito il Vescovo Floro nel propagare tale Religione, Giusto li rimprovera arditamente, li confonde con i suoi convincenti argomenti sulla superiorità e divinità della Religione Cristiana, difendendo con parole di grande rispetto e venerazione il santo Vescovo Floro.Tutti quei dotti rimasero allora meravigliati dell'ardire e della sapienza di quell’adolescente non osarono contraddirlo.
Il caso però suscitò molto scalpore nella Città di Cagliari tanto da arrivare all'orecchio del Preside, che ordinò immantinente l'arresto dell'insolente giovinetto e che alla sua presenza venisse severamente punito colle verghe sino a disdirsi delle parole proferite coi suoi insulti agli Dei dell'Impero.
Il padre Giustino riusciva quella volta a salvare Giusto dalle verghe coi suoi maneggi, per l'alta stima di cui godeva per la sua dottrina e presso i dotti e presso lo stesso Preside.”


Scrive Hocusque “che il Preside abbia ordinato che a qualunque modo Giusto venisse arrestato e portato alla sua presenza, ma quando ebbe a vederlo, sorpreso vivamente dell'ingenua bellezza del giovinetto, disse a quanti lo circondavano: Costui non può essere l'insolente giovinetto che noi cerchiamo, gli Dei mi inspirano a dargli la libertà.
Da quel giorno il padre Giustino non lasciò più solo Giusto.”
Esistevano dalla parte orientale della Città di Cagliari e precisamente nella vicina montagna che dà sul mare le famose prigioni romane scavate nella viva pietra ai piedi di essa e custodite (la pesanti e robuste porte di ferro. Erano di solito formate (la piccole nicchie buie e basse nonché umide e sporche.
Giusto spesso, col consenso del padre, vi si recava per portare un conforto a quei Cristiani carcerati, destinati ai più atroci supplizi o ad essere sbranati dai leoni nell'anfiteatro a divertimento del popolo.
Oltre il conforto della parola spesso Giusto portava anche viveri e col permesso del Vescovo, conie il piccolo S. Tarcisio romano, di nascosto forse portava talvolta anche il Cibo dei forti, la SS. Eucaristia, a sostegno della Fede di quei condannati. Come adolescente era il meno sospetto alle guardie in queste mansioni.
Narra il Max, “che un giorno Giusto incontra per la strada una ciurmaglia di popolo elle, con grida sgangherate trascina una povera donna cristiana, messa nelle mani di quegli sgherri, dall'iniquo Giudice Sebaste, per essere martirizzata.
Il nostro giovinetto, con tutto l'impeto del suo cuore, affronta coraggiosamente quella folla inferocita e fermatala parla così soavemente ed insistentemente, che ammansitola la muove a pietà e libera la donna.


Egli con le catene ai polsi tra due sgherri, per nulla intimorito ma fiducioso nel suo Gesù, a testa alta, entra nella grande Sala, dove stava seduto su di un podio il rappresentante dell'Imperatore Traiano.
Il Preside appena vede avvicinarsi il giovinetto Giusto scarno e malridotto per le sofferenze patite durante la sua lunga prigionia, quasi belva ammansita, e quasi mosso a compassione, dolcemente lo invita a sacrificare buttando un pizzico d'incenso nel braciere ai Sommi Dei dell'Impero, se vuole salva la vita. Ma Giusto ostinatamente si rifiuta dicendo, che essi sono falsi e bugiardi e che adorerà solo il vero Dio, il Dio dei Cristiani, Gesù Cristo.A nulla servono, le minacce, le promesse, gli onori che il Preside gli prospetta per convincerlo a rinunziare alla sua Fede ed a sacrificare agli Dei. Dinanzi a tale ostinazione di un
giovinetto il Preside, quasi mortificato, passa allora dalle parole dolci alle furie ordinando un primo castigo per cercarlo di fargli cambiare idea; la flagellazione.
Subito fattolo denudare, gli sgherri armati di flagelli cominciano a percuoterlo sulle sue tenere spalle. Gli sgherri riducono il tenero e delicato corpo di Giusto tutta una piaga e lividure. Il nostro Martire, vittima innocente, qual mansueto agnello, prega Iddio nell'intimo del suo cuore, perdonando i suoi carnefici.Lo stesso Preside si meraviglia fortemente a tanta impassibilità di un giovinetto di quell'età, freme e punto commosso, vedendo che a nulla approda il suo furore, confuso ed umiliato sempre più accecato dalla sua ira ordina allora il supplizio della corda.
Questa tortura consisteva nel sollevare e far ricadere più volte a terra il corpo dell'accusato, che legato ai polsi con corde passate dietro la schiena, veniva tirato in alto con una carrucola. Le ossa del giovanetto Giusto cominciano a scricchiolare. A nulla valse questo nuovo supplizio per smuoverlo dal suo proposito.Si passa quindi al cavalletto, altro strumento di tortura, allora in voga, per cui l'accusato legato mani e piedi veniva assoggettato ad un lento stiramento delle membra, trai più atroci dolori. Anche questo supplizio Giusto sopporta rassegnato.

Il Preside sempre più accecato d'odio, per questa sua irremovibilità ordina anche il fuoco e le tenaglie per scarnificarlo. Ma anche questo martirio si rese inutile.
Allora il Preside condanna Giusto ad bestias.
Gli sgherri pertanto a furia di popolo trascinano il nostro giovinetto verso l'anfiteatro per assistere come ad una festa al divertimento di vedere sbranare un uomo da un leone.
Giusto messo il mezzo all'arena, mentre un furioso leone uscendo dalla caverna, a vista di un'immensa folla attonita ed ebbra di sangue.
Scodinzolando la coda e la criniera si aggira accostandosi al giovinetto, leccandogli le mani ed i piedi, come un affezionato cagnolino farebbe al suo padroncino, gli si va ad accovacciare accanto, mentre tutto il popolo, silenzioso, a stento trattiene il respiro. Altre grida allora si sollevano dalla folla, chi gridando al miracolo, chi protestando accusa il padre di Giusto di aver fatto prima e di nascosto sfamato abbondantemente il leone.
Allora il Preside ordina che si rechi della carne, che il leone divora. La rabbia del Preside giunge ora al colmo, trasecolato per quelle strane cose che vede, bestemmia, impreca e maledice quell'insensato giovinetto ed il suo Dio e furibondo, temendo anche qualche tumulto del popolo, ordina allora la decapitazione. Ormai l'ora della vittoria di Giusto s'avvicina. Dopo sì lunga e crudelissima lotta si virilmente da lui sostenuta, con la grazia di Dio, l'invitto ed intrepido Martire orinai poteva dirsi maturo a raccogliere la palma del Martirio.
Era il tramonto del 14 Luglio dell'anno 102 dell'Era Cristiana quando Giusto sempre calmo, sereno in volto, trascinato a furia di popolo e dagli sgherri fuori le mura della Città si appresta all'ultima fase del suo Martirio.
Piegate le ginocchia a terra ed inclinato dolce. niente il suo collo delicato, colle mani congiunte sul petto, tutto assorto in preghiera a Dio, aspetta il tremendo colpo.
Il carnefice roteando per l'aria la lucente lama della sua spada, recide con un secco colpo la testa dal suo busto.

La festa di San Giusto a Misilmeri

La vera devozione al nostro Santo Patrono il popolo di Mlisilmeri la manifesta principalmente una volta l'anno, l'ultima domenica di Agosto, giorno della sua Festa solenne.Si ha notizia di una prima solenne Festa di S. Giusto nel nostro Paese nel 1742. Come stabilito dalla Duchessa di Misilmeri nell'Atto di donazione delle Venerande Reliquie di S. Giusto al Comune di Misilmeri nel 1671 e la sua proclamazione a Patrono del nostro Paese. detta Festa sarebbe di competenza della Amministrazione Comunale.
Infatti sin da principio il nostro Municipio vi contribuì con propri finanziamenti.
Per parecchi anni il sussidio si limitò ad 10 onze annue, il resto veniva raccolto in Paese con la questua che si faceva da un apposito Comitato formato di 4 Deputati.
Nel 1746 sorse una polemica tra detto Comitato e l'Arciprete Rumbolo, circa la designazione del Panegirista della Festa di S. Giusto.
La vinse l'Arciprete, potendo dimostrare che tale designazione era di competenza dell'Autorità Ecclesiastica.
Detta Festa ha avuto sempre nelle sue linee generali del programma una parte prettamente religiosa ed un'altra folkloristica, comune a tutte le feste patronali e non patronali d’Italia.

 


A Misilmeri quando si deve fare la Festa solenne ci si pensa parecchi mesi prima, formando un Comitato Cittadino presieduto dal Sindaco, per mettersi al lavoro a raccogliere i fondi necessari.
La Festa ha inizio ogni mattina con l'alborata, ossia con spari di bombe, servizio di Banda Musicale per il Paese, di pomeriggio corse di cavalli o di biciclette, o partite di calcio, a sera sfarzose illuminazioni lungo i Corsi principali del Paese, nella facciata della Madrice ed in Piazza Comitato, in palco complessi bandistici e canzonettistici, a sera inoltrata gli spari dei fuochi d'artificio.
La vigilia del giorno proprio della Festa del Santo, cioè il Sabato si canta un solenne Vespro alla Madrice alla presenza del Sindaco, del Consiglio Comunale col gonfalone del Comune, tutto il Clero, le Autorità Civili e Militari del Paese ed un'immensa folla di fedeli.
La Madre Chiesa in tale occasione si presenta sfarzosamente parata di stoffe multicolori e carta argentata.
L'indomani la Domenica verso le ore 11 si tiene una solenne Messa cantata con panegirico presenti tutte le Autorità come nella vigilia.
Il pomeriggio dello stesso giorno si fa la solenne processione per le vie del paese sempre con l’intervento delle più alte cariche del paese.
All’uscita e al rientro della processione si assiste al tradizionale Volo degli Angeli.
In qualche anno ai soliti festeggiamenti si sono aggiunti altre manifestazioni, come proiezioni cinematografiche, lancio di palloni aerostatici o sfilate di carretti siciliani.


All’entrata e all’uscita della processione si assiste ad una delle più caratteristiche rappresentazioni in onore a San Giusto: il volo degli angeli.
Due bambini, entrambi vestiti da angioletti, il maschio con un vestitino celeste la coroncina e le ali e la femminuccia abbigliata allo stesso modo ma con un vestito rosa, vengono fatti volare sopra la processione ferma all’altezza delle reliquie del Santo, da due balconi alti nel corso principale del paese tramite robuste corde che permettono loro di incontrarsi in aria e recitare delle poesie in onore del Santo.
Naturalmente, tale manifestazione è caratterizzata da grande apprensione per l’incolumità dei due ragazzini sospesi in aria .
Come da tradizione i bambini sospesi in aria recitano delle poesie alternandosi come nel modo seguente:
Inizia l’angioletto maschio, che si alterna con la femminuccia cantando una strofa per uno.
                                                                                         Testo di Lorenzo Iuculano

 

La sacra "dimostranza"

Nell’anno 1771, centenario della traslazione delle reliquie di S. Giusto nel nostro paese, furono fatti grandi festeggiamenti in onore del Santo, tra questi venne realizzata un’imponente processione figurata con cui fu rappresentata la vita di S. Giusto, sino al martirio. E’ proprio questa “Sacra Dimostranza” che si vuole riproporre al popolo misilmerese, con l’intento di suscitare nei giovani e nei cittadini il necessario coinvolgimento emozionale verso un evento facente parte del nostro patrimonio storico, religioso e culturale.
Si vuole giungere ad una vera e propria rivisitazione culturale e storica del periodo in cui è vissuto S. Giusto, del suo martirio e del significato più profondo del legame di fede tra il popolo di Misilmeri e il suo Santo Patrono, rappresentata e raffigurata con l’ausilio di momenti di teatralizzazione urbana, di quadri coreografici storico-religiosi e di particolari effetti scenografici, nonché, con il coinvolgimento di elementi locali che interpretano i personaggi facenti parte della “Dimostranza”. L’impronta data al progetto scenico vuole costituire un approccio suggestivo con il quale si vuole avvicinare l’uomo del nostro tempo agli ideali di vita di S. Giusto, quale simbolo del coraggio di scegliere la via del bene anche a costo della propria vita.

 

 
© copyright: Comune di Misilmeri  V 1.0                                                       L'urna di San Giusto Martire
 Progettazione e realizzazione:
Marco Giammona
                                        
           Video Processione di San Giusto            Processione di San Giusto          Processione di San Giusto             Processione di San Giusto            Processione di San Giusto  (foto A.Cottone)             Processione di San Giusto  (foto A.Cottone)                 volo degli angeli               bancarella tipica siciliana di semi  (foto di G.Bonanno)            bancarella di dolciumi  (foto di G.Bonanno)              la sacra dimostranza            la sacra dimostranza           la sacra dimostranza             la sacra dimostranza