IL FILOSOFO COSMO GUASTELLA
   

Filosofo, nato il 28 gennaio 1854.
Laureato in Giurisprudenza nel 1878,
è ritenuto il capostipite del Fenomenismo

 


il Filosofo Cosmo Guastella

Cosmo Guastella è il filosofo misilmerese per antonomasia. A lui è dedicata una piazza, la Scuola Media di Misilmeri, e ne ricorda la memoria un mezzo busto, a metà tra il primo e il secondo piano di un palazzo borghese dell’ottocento, in corso Vittorio Emanuele.
Guastella è filosofo sui generis, figlio di una visione classica ed aulica della cultura, legato ad una tradizione di rigore dove non c’è spazio per alcun tipo di cedimento:
le sue opere sono prive di introduzioni o prefazioni, senza, una sola concessione allo stile; rifiutò di pubblicare articoli su riviste, al contrario di quanto abbondantemente facevano i suoi contemporanei.
Modestia e forse ambizione, gli impedirono di rendere più accessibile un pensiero che è esposto su complessive 4862 pagine delle due opere pubblicate. Da qui una difficoltà di lettura cui è da collegare la relativa scarsa diffusione del pensiero e quel destino di esclusione dai circuiti di circolazione culturale.
Cosmo Guastella nasce a Misilmeri il 1 marzo 1854, da Vincenzo, farmacista, e da Caterina Piazza. Le condizioni della famiglia erano modeste.
Conseguita la maturità liceale si iscrisse, alla facoltà di Giurisprudenza pur mantenendo contatti con la facoltà di Lettere e quella di Scienza. Già in questi anni, aveva dimostrato spiccata disposizione alla matematica anche se i maggiori risultati li ottenne in Italiano, Latino e Storia.
 


Del Guastella e della sua vita privata non si conosce molto, dopo la sua laurea trascorre un ventennio di solitudine nella sua nativa cittadina, interrotto soltanto dalle sortite a Palermo per rifornirsi di libri, presso le locali biblioteche, o per condurvi ricerche. Il suo spirito scarsamente incline ad altra cosa che lo studio, gli aveva impedito di trovare, una volta laureato, una sistemazione che sarebbe stata alla sua portata, non avrebbe avuto difficoltà ad inserirsi nel modo accademico.
Dall’isolamento nella sua Misilmeri lo tirarono fuori i suoi familiari, influenti uomini politici della cittadina, allorquando gli conferirono l’incarico di Direttore Didattico della scuola elementare, incarico tolto l’anno successivo da una amministrazione avversa alla sua famiglia. Della sua prima opera, “Saggi sulla teoria della conoscenza”, il Saggio Secondo contiene soltanto la prima parte - divisa in due tomi su La causa efficiente - dell’originaria divisione in tre parti; le parti seconda e terza non furono mai scritte. L’altra opera di Guastella, Le ragioni del fenomenismo, apparve a Palermo nel 1921-22 e rappresenta una imponente rielaborazione delle concezioni espresse nei “Saggi sulla Teoria della Conoscenza”. Ciò che nella prima opera era stato utilizzato per fare piazza pulita di ogni concezione metafisica, nella seconda avrebbe dovuto servire a costruire un nuovo sapere libero da superstizioni e pregiudizi.
Il rigore che dimostra nella definizione dei problemi, l'assenza di sia pure occasionali cedimenti alle mode, l'onestà di affrontare di complessa soluzione, sono caratteristiche riconosciute anche dai suoi critici.

 


Il tema privilegiato, quasi esclusivo, della sua riflessione è il problema della conoscenza, il rapporto tra conoscenza e realtà, tra soggetto ed oggetto. Ogni conoscenza comincia con l'esperienza ed ha nell'esperienza la sola pietra di paragone; non si danno conoscenze a priori, cioè prima di ogni esperienza. La piena adesione all'empirismo classico ha due principali corollari: l'oggetto conosciuto è indipendente dal soggetto conoscente, ossia il soggetto non ha alcuna conoscenza di oggetti prima di incontrarli nell'esperienza; l'oggetto conosciuto è indipendente dal soggetto conoscente ma non dal soggetto senziente, poiché la realtà consiste di sensazioni. La ripresa dei temi dell'empirismo classico, nel rigore che contraddistingue il suo incedere, lo conduce ad una intransigente critica delle posizioni filosofiche definite metafisiche ed elaborate nel corso di più di 2000 anni. Le filosofie della metafisica scaturiscono da comuni luoghi logici, e la loro affinità è qualcosa che va al di là del loro essere situate storicamente. L'errore comune ad ogni pensiero metafisico consiste, secondo G., in una tendenza irresistibile dello spirito umano a ricondurre l'ignoto alle esperienze che ci sono più familiari; tale tendenza, spesso inconsapevole, è all'origine delle costruzioni filosofiche più mirabili e ne rende inconsistenti e fallaci le conclusioni. Il “Saggio sulla teoria della conoscenza”, è interamente dedicato allo smascheramento dei più elaborati sistemi della filosofia della metafisica, ed alla messa in mora delle loro conclusioni. L’ attenzione su alcune convinzioni di fondo che caratterizzano la filosofia di G.. Anzitutto il cosiddetto nominalismo in opposizione al concettualismo. Il nominalismo è la concezione secondo cui i nomi generali ed astratti (uomo, cavallo etc.) sono soltanto simboli che sostituiscono immagini concrete e particolari.

La causa efficiente
Ne “La filosofia della Metafisica”, opera in due grossi volumi pubblicata nel 1905 e costituente la seconda parte dei Saggi sulla teoria della conoscenza, Guastella definisce la filosofia metafisica quale frutto dei tentativi di superare la realtà sensibile da parte dello spirito umano, e di postularne una assoluta. G. definisce illusorio ogni sforzo che si orienti secondo tale direzione, fondandosi su sofismi quasi incoscienti e prodotti dall'abitudine di assimilare l'ignoto al noto, il non familiare al familiare, di porre come assolute le nostre esperienze limitate.


Critica al realismo
Il secondo e il terzo volume delle Ragioni del Fenomenismo sono dedicate alla critica del realismo. La conclusione cui conduce il percorso di critica al realismo è il riconoscimento del solo punto di vista filosofico intorno alla realtà: il fenomenismo, ossia la concezione secondo cui la realtà si risolve in stati di coscienza. Il realismo naturale può definirsi come quella concezione, molto diffusa, che attribuisce realtà agli oggetti esterni a prescindere dal loro essere percepiti dall’intelletto. L’essere o no percepita di una montagna è un aspetto accidentale del suo essere reale. Conseguenza di tale credenza è l’assunto della identità di uno stesso oggetto, quando sia percepito da diversi soggetti; per cui uomini diversi dicono di percepire lo stesso sole. La critica che G. muove a tale credenza è molto articolata ma noi cercheremo di sintetizzare. Anzitutto, si chiede, è proprio vero che i sensi ci mostrano gli stessi odori, sapori, colori etc.? Se tali qualità appartenessero all’oggetto, così come vuole il realismo, come è possibile che di fronte allo stesso oggetto, soggetti diversi provino sensazioni differenti: sentano sapori diversi, vedano colori diversi, abbiano sensazioni di calore diverse? E poi ancora, come è possibile che un microscopio ci riveli aspetti estremamente diversi dell’oggetto che vediamo ad occhio nudo?Tali critiche conducono alla conclusione che nell’atto della percezione la coscienza avverta propri stati e non cose in sé.
                                                                                                                                                          testo di Domenico Tubiolo

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 Progettazione e realizzazione:
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            il Filosofo Cosmo Guastella              la firma di Cosmo Guastella           i genitori del Filosofo               la tomba di Cosmo Guastella