 |
 |

|
il Filosofo Cosmo
Guastella
Cosmo Guastella è il
filosofo misilmerese per antonomasia. A lui è dedicata una
piazza, la Scuola Media di Misilmeri, e ne ricorda la memoria un
mezzo busto, a metà tra il primo e il secondo piano di un
palazzo borghese dell’ottocento, in corso Vittorio Emanuele.
Guastella è filosofo sui generis, figlio di una visione classica
ed aulica della cultura, legato ad una tradizione di rigore dove
non c’è spazio per alcun tipo di cedimento:
le sue opere sono prive di introduzioni o prefazioni, senza, una
sola concessione allo stile; rifiutò di pubblicare articoli su
riviste, al contrario di quanto abbondantemente facevano i suoi
contemporanei.
Modestia e forse ambizione, gli impedirono di rendere più
accessibile un pensiero che è esposto su complessive 4862 pagine
delle due opere pubblicate. Da qui una difficoltà di lettura cui
è da collegare la relativa scarsa diffusione del pensiero e quel
destino di esclusione dai circuiti di circolazione culturale.
Cosmo Guastella nasce a Misilmeri il 1 marzo 1854, da Vincenzo,
farmacista, e da Caterina Piazza. Le condizioni della famiglia
erano modeste.
Conseguita la maturità liceale si iscrisse, alla facoltà di
Giurisprudenza pur mantenendo contatti con la facoltà di Lettere
e quella di Scienza. Già in questi anni, aveva dimostrato
spiccata disposizione alla matematica anche se i maggiori
risultati li ottenne in Italiano, Latino e Storia.
|
|
 |
|
Del Guastella e della sua vita privata non si conosce molto,
dopo la sua laurea trascorre un ventennio di solitudine nella
sua nativa cittadina, interrotto soltanto dalle sortite a
Palermo per rifornirsi di libri, presso le locali biblioteche, o
per condurvi ricerche. Il suo spirito scarsamente incline ad
altra cosa che lo studio, gli aveva impedito di trovare, una
volta laureato, una sistemazione che sarebbe stata alla sua
portata, non avrebbe avuto difficoltà ad inserirsi nel modo
accademico.
Dall’isolamento nella sua Misilmeri lo tirarono fuori i suoi
familiari, influenti uomini politici della cittadina,
allorquando gli conferirono l’incarico di Direttore Didattico
della scuola elementare, incarico tolto l’anno successivo da una
amministrazione avversa alla sua famiglia. Della sua prima
opera, “Saggi sulla teoria della conoscenza”, il Saggio Secondo
contiene soltanto la prima parte - divisa in due tomi su La
causa efficiente - dell’originaria divisione in tre parti; le
parti seconda e terza non furono mai scritte. L’altra opera di
Guastella, Le ragioni del fenomenismo, apparve a Palermo nel
1921-22 e rappresenta una imponente rielaborazione delle
concezioni espresse nei “Saggi sulla Teoria della Conoscenza”.
Ciò che nella prima opera era stato utilizzato per fare piazza
pulita di ogni concezione metafisica, nella seconda avrebbe
dovuto servire a costruire un nuovo sapere libero da
superstizioni e pregiudizi.
Il rigore che dimostra nella definizione dei problemi, l'assenza
di sia pure occasionali cedimenti alle mode, l'onestà di
affrontare di complessa soluzione, sono caratteristiche
riconosciute anche dai suoi critici.
|
|
 |
|
Il tema privilegiato, quasi esclusivo, della sua riflessione è
il problema della conoscenza, il rapporto tra conoscenza e
realtà, tra soggetto ed oggetto. Ogni conoscenza comincia con
l'esperienza ed ha nell'esperienza la sola pietra di paragone;
non si danno conoscenze a priori, cioè prima di ogni esperienza.
La piena adesione all'empirismo classico ha due principali
corollari: l'oggetto conosciuto è indipendente dal soggetto
conoscente, ossia il soggetto non ha alcuna conoscenza di
oggetti prima di incontrarli nell'esperienza; l'oggetto
conosciuto è indipendente dal soggetto conoscente ma non dal
soggetto senziente, poiché la realtà consiste di sensazioni. La
ripresa dei temi dell'empirismo classico, nel rigore che
contraddistingue il suo incedere, lo conduce ad una
intransigente critica delle posizioni filosofiche definite
metafisiche ed elaborate nel corso di più di 2000 anni. Le
filosofie della metafisica scaturiscono da comuni luoghi logici,
e la loro affinità è qualcosa che va al di là del loro essere
situate storicamente. L'errore comune ad ogni pensiero
metafisico consiste, secondo G., in una tendenza irresistibile
dello spirito umano a ricondurre l'ignoto alle esperienze che ci
sono più familiari; tale tendenza, spesso inconsapevole, è
all'origine delle costruzioni filosofiche più mirabili e ne
rende inconsistenti e fallaci le conclusioni. Il “Saggio sulla
teoria della conoscenza”, è interamente dedicato allo
smascheramento dei più elaborati sistemi della filosofia della
metafisica, ed alla messa in mora delle loro conclusioni. L’
attenzione su alcune convinzioni di fondo che caratterizzano la
filosofia di G.. Anzitutto il cosiddetto nominalismo in
opposizione al concettualismo. Il nominalismo è la concezione
secondo cui i nomi generali ed astratti (uomo, cavallo etc.)
sono soltanto simboli che sostituiscono immagini concrete e
particolari. |
|
 |
|
La causa efficiente
Ne “La filosofia della Metafisica”, opera in due grossi volumi
pubblicata nel 1905 e costituente la seconda parte dei Saggi
sulla teoria della conoscenza, Guastella definisce la filosofia
metafisica quale frutto dei tentativi di superare la realtà
sensibile da parte dello spirito umano, e di postularne una
assoluta. G. definisce illusorio ogni sforzo che si orienti
secondo tale direzione, fondandosi su sofismi quasi incoscienti
e prodotti dall'abitudine di assimilare l'ignoto al noto, il non
familiare al familiare, di porre come assolute le nostre
esperienze limitate.
Critica al realismo
Il secondo e il terzo volume delle Ragioni del Fenomenismo sono
dedicate alla critica del realismo. La conclusione cui conduce
il percorso di critica al realismo è il riconoscimento del solo
punto di vista filosofico intorno alla realtà: il fenomenismo,
ossia la concezione secondo cui la realtà si risolve in stati di
coscienza. Il realismo naturale può definirsi come quella
concezione, molto diffusa, che attribuisce realtà agli oggetti
esterni a prescindere dal loro essere percepiti dall’intelletto.
L’essere o no percepita di una montagna è un aspetto accidentale
del suo essere reale. Conseguenza di tale credenza è l’assunto
della identità di uno stesso oggetto, quando sia percepito da
diversi soggetti; per cui uomini diversi dicono di percepire lo
stesso sole. La critica che G. muove a tale credenza è molto
articolata ma noi cercheremo di sintetizzare. Anzitutto, si
chiede, è proprio vero che i sensi ci mostrano gli stessi odori,
sapori, colori etc.? Se tali qualità appartenessero all’oggetto,
così come vuole il realismo, come è possibile che di fronte allo
stesso oggetto, soggetti diversi provino sensazioni differenti:
sentano sapori diversi, vedano colori diversi, abbiano
sensazioni di calore diverse? E poi ancora, come è possibile che
un microscopio ci riveli aspetti estremamente diversi
dell’oggetto che vediamo ad occhio nudo?Tali critiche conducono
alla conclusione che nell’atto della percezione la coscienza
avverta propri stati e non cose in sé.
testo di Domenico Tubiolo |
|
 |