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La Storia
"Cozzo Cannita [...
] consta di quattro vette, delle quali la prima si stacca verso
sud, le altre tre invece, formano un piccolo sistema a sé stante
che racchiude uno spazio triangolare. L'altezza massima è data
dalla vetta di sud - est che raggiunge i m. 208; le altre
differiscono di pochi metri. La natura della roccia è calcarea
[... ]
Il colle è quasi inaccessibile da nord, est, sud e anzi in
alcuni punti la parete cade a strapiombo; solo da ovest vi si
può accedere seguendo la seconda diramazione della trazzera
Portella di Mare Boccardi - Ficarazzi [...] Le regie trazzere,
come attestato dal Pace e dall'Orsi (B. Pace, Arte e civiltà
della Sicilia antica, vol I, pag 427 e nota 2 in calce), altro
non sono se non le vecchie vie di comunicazione della Sicilia
romana e pre - romana; la nostra è un tronco dell'antica strada
Valeria - Pompeiana che nel suo andamento, lungo la Palermo -
Solunto -Termini, per un buon tratto girava intorno a Cozzo
Cannita ed era stata, verosimilmente, ricavata su una
preesistente trazzera di accesso alla Cannita stessa".
(Topografia, storia, archeologia di Pizzo Cannita, Carlo Citro)
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La Cannita si presenta come una roccaforte imprendibile. Nel
lato nord della montagna si una grotta . L'apertura ha la forma
di un triangolo isoscele con la base di 5 metri, mentre
l'altezza è di circa 15 metri. La grotta è profonda una
cinquantina di metri ed ha un andamento discendente. La storia
della Cannita incomincia con le prime popolazioni indigene che
abitavano questi luoghi prima dell'insediamento dei Fenici.
Nelle vicinanze della grotta sono stati ritrovati manufatti
risalenti al paleolitico. Si tratta in gran parte di pezzi di
selce, quarzite e ossidiana. Ma sono stati rinvenuti anche
oggetti ben rifiniti e ceramiche preistoriche. Tutti i manufatti
rinvenuti alla Cannita si trovano attualmente al Museo
Archeologico Siciliano A. Salinas. Carlo Citro ne scrive
abbondantemente nella sua relazione del 23 marzo 1953:"tre
frammenti grezzi di vaso, di vario spessore, di impasto grigio
scuro mal depurato. Un coccio è incamiciato. [ Sono stati
ritrovati ] quattro cocci ed un'ansa di vasi geometrici i quali
presentano un ornamento a linee rette, fasce rette e curve e
cerchetti, di colore marrone su un fondo gialliccio che richiama
la ceramica indigena del III - IV periodo dell'Orsi"
Avamposto
militare ed emporio commerciale
Gli uomini
primitivi utilizzavano le grotte per svolgere cerimonie sacre,
per seppellire i defunti, o semplicemente per ripararsi dai
temporali. In tutte le grotte del circondario sono stati
ritrovati graffiti, salme umane ed altri manufatti che
comprovano quest'affermazione..... |
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...tutte le grotte del circondario sono state dedicate ad una
divinità particolare (Mondello, spiaggia di Palermo: grotta
Addaura I, II, III; Carini: grotte di Maccagnone, , Carburanceli,
Puntali; Termini Imerese: Riparo del Castello e grotta di
Giuseppe Natale). Sicuramente avvenne anche la Cannita era
dedicata a qualche divinità particolare (cfr interpretazioni).
Ma la posizione geografica ha sicuramente giocato un ruolo
decisivo nello sviluppo della Cannita. Ad est la montagna è
accarezzata dall'antico fiume Eleuterio, che in origine ( IV
secolo ac) era navigabile fino alla zona di Marineo. Questa
importante scoperta è avvenuta in seguito ad alcuni rilevamenti
geologici effettuati sulle sponde del fiume ( cfr Giuseppe Pino
"Il Mediterraneo", mensile di economia e cultura - Palermo
1977).
La Cannita era contemporaneamente uno scalo commerciale con
l'entroterra ed un formidabile avamposto. Dalla Cannita potevano
quindi controllare quell'ampissimo tratto di costa che partiva
da Palermo (nord - ovest), continuava con la foce dell'
Eleuterio (nord), e terminava ad nord-est con il caratteristico
promontorio di Aspra (?). La Cannita permetteva di osservare i
territori dell'entroterra su cui oggi sorge il paese di
Misilmeri e soprattutto la zona di Marineo (altro insediamento
commerciale fenicio). Nel 480 ac viene distrutta la città di
Imera, ed i Cartaginesi decidono di fortificare Palermo.
Contemporaneamente vengono costruiti dei muri megalitici lungo i
fianchi della Cannita. Infatti intorno alla Cannita passava
l'unica strada che metteva in comunicazione le coste orientali
dell'isola con Palermo. Attraverso la Cannita era possibile
informare Palermo di qualsiasi movimento di truppe nei
vastissimi settori "est" e "sud-est". Gli enormi massi sono
stati collocati utilizzando la tecnica "a camerette" che si
usava nel V e nel IV secolo. |
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Lo storico greco Tucidide (VI ac) afferma che i Fenici si erano
installati sulle alture che dominavano il mare. In questa zona
si trovano soltanto due preziose alture: la Cannita, sulla riva
sinistra dell' Eleuterio, ed il monte Porcara, che si trova in
posizione simmetrica rispetto al fiume, sulla riva destra (388
metri s.l.m.).
La conquista Romana e
l'abbandono della Cannita
Qualche decennio dopo scoppia la prima guerra punica
(264-241ac). Nel 259 il Console Duilio ottiene una importante
vittoria navale davanti le coste di Milazzo (Polibio I, 24).
Attilio Calatino si trovava a Imera con le sue legioni si mosse
in direzione di Palermo. Le legioni romane passarono sulla
trazzera che costeggiava la Cannita ed assalirono i pochi
difensori della rocca. A testimonianza di questo evento abbiamo
svariati giavellotti e punte di frecce costruite in ferro. La
Sicilia fu pacificata e la Cannita venne abbandonata perché
erano finite le esigenze di tipo militare. |
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I Sarcofagi
Antropoidi
Uno dei reperti più
preziosi ritrovati nel territorio di Misilmeri, (in località
Pizzo Cannita) è un sarcofago antropoide, del V secolo a.C. In
questo sito fiorì una civiltà fenicio punica che con Solunto e
Himera fu florido avamposto commerciale e punto di riferimento
culturale
“Sono certa – ha detto la sovrintendente Di Stefano, direttrice
del Museo Archeologico “A. Salinas” di Palermo che la zona
archeologica di Pizzo Cannita contiene tesori di eccezionale
valore storico – scientifico. Un sarcofago antropoide, custodito
nel nostro Museo, ne rappresenta un esempio.
Il sarcofago, rinvenuto nel 1725 a circa 80 cm di profondità ha
una struttura marmorea a grana grossa, cristallina. La presenza
di fori per perni metallici testimonia forse un restauro antico.
La figura, alla quale mancano bocca e naso, presenta numerose
abrasioni, corrosioni e piccole scheggiature. Restano tracce
appena visibili, sul lato destro della cassa, della decorazione
pittorica. Sul coperchio del sarcofago è riprodotta una figura
femminile panneggiata, la cui testa è adagiata su un cuscino
inclinato, mentre i piedi poggiano su una base quadrangolare con
il lato anteriore arrotondato. La cassa del sarcofago è sagomata
seguendo approssimativamente le linee del contorno del corpo
umano, mentre lungo i lati una linea sinuosa suggerisce il
profilo di un corpo supino. Il sarcofago fu scoperto casualmente
dentro una tomba a camera ipogeica scavata nella roccia, con
formosa a gradini, al suo interno si rinvennero altresì amuleti
d’avorio, frammenti metallici e un vaso a vernice nera, ora
dispersi.
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....La
cassa era decorata su entrambi i lati con scene figurate dipinte
in blu e rosso entro i riquadri e marginate da un motivo ad
ovuli, entro i quattro riquadri, erano riprodotte figure
femminili panneggiate sedute, ciascuna in atteggiamento diverso
dall’altra. Il riquadro corrispondente alla sommità era decorato
con un busto maschile e con la raffigurazione di quattro cavalli
rampanti trattenuti da un fanciullo nudo.
Il sarcofago fu trasportato dal Principe di Cattolica, Francesco
Bonanno, nella sua residenza a Misilmeri, inserendolo nel famoso
Orto Botanico del paese, ed il coperchio fu utilizzato per
decorare una fontana. Nel 1863 fu acquistato dal Ministro della
Pubblica Istruzione ed esposto al Museo di Palermo, insieme ad
un altro sarcofago antropoide anch’esso rinvenuto presso Pizzo
Cannita nel 1695. Un terzo sarcofago antropoide, proveniente
dalla stessa località è oggi disperso.
Questi monumenti funerari sono riferibili ad un genere artistico
tipico dell’area fenicia, anche se di origine egiziana, che si
sviluppa a partire dal IV sec. a.C. Una tipologia di madrice
orientale sulla quale si innestano iconografia e stilemi di
indubbia pertinenza greca che nei sarcofagi sembra rispondere ad
un preciso gusto artistico. Il sarcofago di Misilmeri
costituisce un “unicum” nell’ambito della documentazione finora
pervenutaci relativamente alla prima metà del V secolo e si può
considerare realizzazione originale di artigianato locale,
mentre il secondo sarcofago potrebbe avere origine o provenienza
fenicio-punica.
(tratto da "Misilmeri" 1997. F.Messina - D.Tubiolo - R.Messina) |
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Quale delle città scomparse sorgeva sulla Cannita ?
Vittorio Giustolisi ha compiuto dettagliate ricerche sul
territorio che hanno illuminato la storia della Cannita. I brani
seguenti sono tratti dal volume Panormus 1 : "Lo scavo
archeologico in chiave molto estesa è il solo ed unico modo per
poter verificare le svariate ipotesi che si sono accumulate in
cinque secoli di indagini topografiche. [...] L'area
archeologica [di Pizzo Cannita] abbondantemente devastata da
scavi abusivi, ha però restituito innumerevoli altri reperti,
dispersi per la maggior parte in raccolte private. Basandosi su
alcuni di essi, Carlo Citro ha proposto l'identificazione del
sito della Cronia menzionata da Polieno (Stratagemmi, V 10,5) e
quindi con la Hierapolis di Charax. L'opinione di Citro è stata
da me pienamente condivisa inn virtù di ulteriori indagini che
ho avuto modo di svolgere nei luoghi (Cfr. cronia - Paropo -
Solunto, Palermo 1972)".
Secondo Giustolisi la funzione principale della Cannita era
religiosa, anche se la rocca fu utilizzata come baluardo
difensivo contro le popolazioni indigene dell'entroterra (Sicani).
La Cannita era la propaggine occidentale di un sistema urbano
che era collegato con il Monte Porcara, e con le città Fenicie
della costa: Himera, Solunto. Insomma i Sicani erano stanziati
ad ovest e a sud , mentre i fenici e in genere le altre
popolazioni "non indigene" preferivano rimanere a nord - est,
sulla costa, da dove potevano controllare meglio i traffici
maritmi. Giustolisi ritiene che Pizzo Cannita sia l'insediamento
più antico della Conca d'Oro (all'interno della Protostoria). La
componente Sicana fu scacciata verso l'entroterra a causa del
progressivo rafforzamento dei Cartaginesi, che trasformeranno
Panormus nel caposaldo della Sicilia. Ma la quantità e le
tipologie di reperti ritrovati fanno pensare che la Cannita
doveva essere una "collina multietnica" dove i Siculi i Fenici
ed i Greci convivevano pacificamente. |
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Ed ora giungiamo alla parte più interessante e controversa. Sono
state avanzate varie congetture sull'origine della Cannita.
Congettura 1)
Premessa: Erodoto (III, 44-59) e Strabone (X) ci dicono che
nell'isola di Creta esisteva una città chiamata Cydonia . Anche
in Sicilia esisteva una Cydonia, come afferma Diodoro Siculo (IV
79 6). La Cydonia di Creta era bagnata dal fiume Jordano e nella
stessa isola si trovava una città chiamata Eleutero. Le analogie
con la nostra montagna sono evidenti: vicino la Cannita c'è un
monte chiamato Giordano ed il fiume che lambisce la Cannita si
chiama Eleuterio. In Sicilia non esistono altri "Eleuterio". La
spiegazione più plausibile è che i cretesi abbiano fondato
Cydonia sulle pendici della Cannita in ricordo della loro città
di provenienza (ma Santo Platino ritiene che Cydonia sorgesse
vicini il centro abitato di Misilmeri).Del resto fecero qualcosa
di simile anche in Libia.
Congettura 2)
Un altra antica città scomparsa è l'antica Kronia di cui ci
parla Polieno. Kronia sorgeva sul monte Kronion. Carlo Citro
confronta i passi di Diodoro Siculo e di Polieno giungendo alla
conclusione che Kronia si trovava sul monte Cannita. Solo scavi
archeologici
approfonditi potranno confermare le nostre supposizioni. |
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